Illuminano già i primi display degli smartphone e alcuni piccoli televisori realizzati su misura. Sono gli OLED, noti anche con il marchio AMOLED nel settore dei telefoni cellulari. In futuro questa tecnologia è destinata a svolgere un ruolo importante anche nel settore automotive.

Il termine “OLED” è l’acronimo delle parole inglesi “organic light-emitting diode” (diodo organico a emissione di luce), che di per sé non è un’espressione chiarissima. Ad esempio: perché organico?

Una delle domande più frequenti a proposito degli OLED è: “Organico significa gli OLED che sono prodotti con materie prime sostenibili?” C’è chi, ripensando alle lezioni di chimica di gioventù, ricorda che la “chimica organica” è quel ramo della materia che si occupa dei composti del carbonio. Nulla a che vedere con l’eco-compatibilità, così come gli OLED sono una nuova tipologia di semiconduttori ad emissione di luce che hanno poco in comune i classici LED.

La tecnologia OLED, con un’ampia gamma di forme diverse, è particolarmente adatta all’illuminazione posteriore, che genera la luce su una superficie.

In altre parole, un OLED è una sottile superficie illuminata, il che, per esempio, è molto vantaggioso nelle luci posteriori dell’auto. La luce emessa da sorgenti luminose come le lampade ad incandescenza e i LED è più o meno puntiforme: finora, per fare in modo che tali sorgenti puntiformi illuminino gli spazi superficiali, si sono messi in atto i trucchi ottici più disparati. Gli OLED sono perfetti per queste applicazioni, perché, oltre ad essere superfici emittenti, spianano la strada a numerose nuove opzioni di design.

Le luci posteriori e di arresto possono essere posizionate direttamente sulla carrozzeria, scegliendo tra un’infinità di forme, con il solo limite imposto dalle norme che si applicano all’illuminazione automotive. Gli OLED non devono essere necessariamente rettangolari, quadrati o rotondi. I designer, dunque, possono aspettarsi un futuro brillante, e illuminare simboli, stemmi e dettagli della carrozzeria. Stanno già pregustando il momento in cui illumineranno le griglie del radiatore – che conferiscono un look distintivo a ogni modello – e le luci di arresto posteriori sul lunotto, che diventano quasi trasparenti quando sono spente. Gli OLED saranno molto utili anche nell’illuminazione interna, inclusa la strumentazione di bordo.

Fino a poco tempo fa, tutto questo sembrava fantascienza. Diverse caratteristiche essenziali rendevano gli OLED inadatti alle applicazioni automotive. Una era la temperatura. L’industria automobilistica è molto rigorosa a questo proposito. I componenti devono resistere a temperature di
almeno 85 °C per un determinato lasso di tempo, il che ha senso se pensiamo che, in una calda giornata estiva, gli interni possono raggiungere 70 °C. In realtà, alcuni parti dell’auto devono tollerare 105 °C. I primi OLED in grado di resistere alla magica temperatura di 85 °C per due o tre ore furono lanciati circa tre anni fa ma, per molti costruttori di auto, questo traguardo non è stato sufficiente.

OSRAM ha fatto grandi progressi nelle sue ricerche, sviluppando il primo OLED che resiste a 85° C per diverse centinaia di ore. La strada è ancora lunga, ma questo risultato rappresenta la prima possibilità realistica di utilizzare gli OLED nelle applicazioni automotive. Secondo gli esperti, gli OLED potrebbero debuttare nella prossima generazione di veicoli o in quella successiva, ma i designer stanno già facendo i loro esperimenti, e vorrebbero usarli subito!

Ora è chiaro il significato di “OLED”? O qualcuno è ancora convinto che esistano sorgenti luminose puramente biologiche? In realtà esistono, ma fanno riferimento a un fenomeno detto bioluminescenza. Le lucciole sono bioluminescenti: chissà, magari un giorno lo saranno anche le auto. Sono sicuro che i ricercatori ci stanno lavorando.

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